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| 1876 - fonte: Istituto Geografico Militare |
Sito dedicato a Tavernanova di Casalnuovo di Napoli.
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| Episodio dell'assedio di firenze (dipinto) di Parisi Nicola |
Confermo che questo pittore morì in Casalnuovo il 9 Settembre del 1887 come confermato dal sito della Galleria d'Arte Recta: https://www.galleriarecta.it/autore/parisi-nicola/
Ad ogni modo, l'impianto dei pali per collegare Napoli con Avellino era stato già richiesto l'anno precedente (1899) dal "signor Petrioli, reggente della Socielà generale italiana dei telefoni, colla quale lo stesso chiede permesso di poter impiantare sulla strada Puglie dei pali per una linea telegrafica fra Napoli e la provincia di Avellino per uso del barone di Marzo Gaetano, che ne ottenne privata concessione dal R. Governo , con decreto 6 novembre 1899".
Il permesso fu concesso il 18 settembre del 1900.
(fonte: "ATTI DELLA DEPUTAZIONE PROVINCIALE DI NΑΡΟLI Anno XXXIX Dal 6 Luglio al 29 Dicembre 1900")
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Per concludere, la bibliografia conferma che fin dal XVIII secolo vi fossero, anche in area casalnuovese, insediamenti per la coltivazione della canapa.
Raffrontando la zona - dove è evidente la presenza di un manufatto che somiglia molto ad una antica struttura per lo smistamento delle acque, il castellum acquae - con una cartografia risalente intorno al 1790, si potrebbe affermare che la zona era attraversata dalle condutture dell'Acquedotto del Carmignano, risalente intorno al 1629 (cfr. M. Rasulo: "La risorsa acqua in Campania: strategie di uso tra tradizione e recupero", 2001)
Da qui un primo nodo da sciogliere è se il Castellum, incastonato in un'area appartenente ad una centuriazione che risalirebbe al I secolo dopo Cristo, sia legato ad antiche condutture coeve, poi riutilizzato dal Carmignano ne 1629 ed infine adattato alle esigenze dell'industria canapina della zona.
Abbiamo certo una presenza di quelle che sembrerebbero vasche di macerazione, la cui funzione era quella di sommergere e macerare i fusti di canapa, separando la fibra dal canapulo, e quella dei fasci di canapa bagnati messi ad asciugare (se ne possono contare una ventina).
Un altro nodo da sciogliere è relativa ad una struttura che assomiglia ad una torre (vista dall'alto) che poteva fungere da punto di controllo del flusso idraulico o anche come punto di sorveglianza.
Un'altra ipotesi più suggestiva potrebbe sussistere:
I puntini bianchi come i resti di un colonnato romano, con a fianco i resti di un mausoleo di forma circolare; e le vasche potrebbero essere banalmente delle tombe romane (Sepulcretum, all'interno di un recinto funerario monumentale), oppure delle cellae oleariae o vinariae di pertinenza di una Villa rustica romana oppure degli alloggiamenti destinati ai lavoratori/schiavi di questa tenuta.
Ad ogni modo, il sito rappresenta una fotografia superstite di una civiltà (agricola) perduta.
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Gli altri elementi che avevamo già individuato ci portano invece a considerare una ipotesi che va verso la definizione di un'area adibita alla macerazione della canapa.
I quadrati bianchi a sinistra potrebbero corrispondere ai covoni di canapa messi alla essiccazione mentre le celle che si intravedono al centro destra potrebbero corrispondere alle "vasche di macerazione" della canapa (per favorire la separazione delle fibre).
Ricordiamo infatti che l'area tavernanovese, quella che partiva dalla Bolla e fin verso il Salice e Casalnuovo era piena di piantagioni di canapa, lino e gelso come confermato nel libro di Carla Russo "Chiesa e comunità nella Diocesi di Napoli tra 500 e 700" - ed. Guida (1984), attività peraltro confermata anche nel 1738, come da un documento circa la causa che il Comune di Casalnuovo ebbe con Domenico Di Donato per aver "sementato il Canape; ne ha fatto legature 24", delle quali il comune richiedeva le tasse (cfr. ASN – Pandetta Negri 300 – contenitore 70, unità 11).