domenica 19 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (III)

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In questo documento, il Monastero spiega come, in accordo con gli "Esperti", verrà creato il muro con un portone per garantire l'accesso a chiunque verso la via che porta a Casalnuovo (di larghezza 32 palmi).

Tale muro sarebbe stato di una lunghezza pari a 38 palmi a partire dal costone(?) dello spigolo del portone del Monastero e fino al limite del territorio del Monastero del SS. Sacramento di Napoli "che sta situato dall'altra parte, ovvero a man sinistra quando si entra in detta strada, che va a Casalenuovo, vi sia la distanza di palmi 32". 32 palmi equivalgono a circa 8,5m; 38 palmi equivalgono a circa 10 metri.

Molto interessante è poi la menzione di un fossato alla sinistra della strada che porta a Casalnuovo, in un terreno appartenente ad un nuovo "attore" mai citato: la

  


Congregazione del SS.Sacramento della B.V. della Misericordia di Napoli
.

Per concludere, sarebbe interessante verificare se la famosa "Pianta", indicata in questo documento, potesse essere visionabile in qualche modo: l'ipotesi che la "chiusura" che il Monastero fece ( e che copriva all'incirca 45 m. dallo spigolo della grancia lungo la via Regia delle Puglie fino ad arrivare al "fossato" che lambiva la Strada per Casalnuovo) fu realizzata inizialmente con un "basso" e poi, nel secolo successivo, parzialmente modificata, acquisirebbe così un sigillo di certezza.

Qui, una nuova mappa del 1790 su gentile concessione della Biblioteca Nazionale di Napoli (particolare area tavernanovese):


Nota: a Napoli 1 palmo = 26,45 cm.


martedì 14 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (II)

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Dunque, 9 luglio 1730: il monastero comincia a mettere in piedi una "fabrica" (oggi diremo un cantiere) per costruire alcune case accanto alla sua taverna sulla Strada Regia, in un'area che l'Università di Casalnuovo rivendica come proprio territorio ("Tenimento"). 

Le parti vanno in causa e ciascuna si adopera per trovare un valido "avvocato" per esportare la causa verso la Regia Camera della Sommarìa di Napoli.

Per il comune di Casalnuovo c'è il Marchese Carlo Del Tufo, mentre il monastero da il mandato al monaco cellerario e procuratore il Rev.do Padre Don Giulio Andrea De Palma (che sarebbe poi stato nominato Abate della famosa "Trinità" di Cava de' Tirreni). 

Ora, la Taverna nova aveva un "chiuso" costituito da un ricovero per animali "accosto alla taverna dalla parte della strada che va a Casale nuovo da dietro la stessa taverna" e chiuso vi era lo stesso territorio del monastero. Per tale motivo, il monastero voleva costruire un muro e dei caseggiati bassi partendo dalla parte delle strada che va a Casalnuovo (la via Arcora di oggi...) e fino ad arrivare al Portone della grancia che "fa spicolo con la suddetta Strada Regia", oggi la via nazionale delle Puglie.

L'obiettivo era quello di "chiudere con detto muro l'istesso chiuso", ovvero il territorio (presupponiamo una striscia) che gli apparteneva. 

L'Università di Casalnuovo però, si era mossa velocemente ed aveva già ottenuto un blocco dei lavori dal Sacro Regio Consiglio il 20 giugno precedente, sotto pena di 500 ducati, arrivando persino a far carcerare temporaneamente i fabbricatori(!). 

Le parti decidono così di abbandonare il contenzioso legale per giungere a una "convenzione" basata su un progetto tecnico (una "Pianta"). L'accordo viene reso vincolante non solo per i presenti, ma anche per i loro successori; D. Carlo del Tufo si impegna a far ratificare l'atto dall'amministrazione di Casalnuovo entro un mese.

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sabato 11 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (I)

 Mi riferisco a quello che si vede in questa foto del secolo scorso alla quale è stata approntata una modifica sulla base della continuità architettonica con gli ambienti annessi direttamente alla grancia. La modifica chiude in pratica l'accesso a via Zi Carlo (e via Arcora), freccia rossa. Il rettangolo verde racchiude invece, per chi ha memoria, la serie di ambienti dove una volta c'era il negozietto di mobili del sign. Delle Cave, l'indimenticato 'Ngiulille 'o barbiere e l'assicurazioni Pone (e, a seguire, il meccanico). Proprio questa area potrebbe essere stata oggetto di controversia in una causa tra il Com.ne di Casalnuovo e il Monastero di S.Severino & Sossio nel 1730.

 In una foto degli anni '60 possiamo vedere come si presentava l'architettura che si estendeva a partire dalla grancia:



I dettagli di questa storia li ritroviamo nella atto giuridico catalogato al vol.1821 delle "Corporazioni religiose soppresse" nel quale, peraltro, si accenna ad una "Pianta del Progetto" che non è tra le carte visionate.
Dico subito che i monaci, nel contesto di questa disputa presentata dall'Università di Casalnuovo alla Real Camera della Sommarìa, non badarono a spese ed ingaggiarono, per questa questione tavernanovese, D. Giulio Andrea de Palmas, Cellarario e Procuratore del Regio Monastero dei SS. Severino e Sossio, persona all'epoca molto nota:


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lunedì 6 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (II)

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Dunque, proprio in alto, al centro, della carta del 1739, c'è un quadrivio; lo stesso lo ritroviamo nella carta del 1801-1850 dove possiamo individuare alcuni punti:

1801-1850

1739

In alto a sinistra della carta del 1739, troviamo disegnate alcune strutture (purtroppo ho solo questa immagine al momento): una è certamente la Chiesa di S.Maria di Costantinopoli (tagliata in alto), poi in basso lungo la strada e prima dell'incrocio la Taverna del Salice e poi un'altra struttura che dovrebbe essere il Casamento di Prechia (o Pecchia, come da un'altra mappa reperibile all'Archivio di Stato). Tale "casamento" dovrebbe essere la proprietà del cappellano della Chiesa di S.Maria, don Vincenzo Pecchia il quale, in un suo resoconto risalente al 1836 (e citato in C.Cicala “Casali Novo intus Arcora: excursus storico” – ed. Manna) asserisce che in tale cappella vi fu l’incontro memorabile del 24 febbraio 1265 tra i rappresentanti del popolo della città di Napoli e Carlo I D’Angiò per offrire a quest’ultimo le chiavi della Città.

Purtroppo, come già riportato, la carta del 1739 - perlomeno nell'immagine che ho, ma potrebbe essere quella di un restauro parziale - non è in buone condizioni. Quindi, con beneficio di inventario andiamo a localizzare altri due punti dei luoghi Arcoriani.

Casa dell'Acqua della Volla - 1739


Casa dell'Acqua della Volla, 1801-1850

Qui la localizzazione si è basata sul rapporto ipotetico tra le due mappa (2:1) e tra i segmenti che si rifanno ai corsi d'acqua.
Per quanto riguarda l'area tavernanovese (e credo anche casalnuovese), l'area sottostante dovrebbe comprenderle praticamente entrambe. Per Tavernanova, inoltre, quasi al centro della figura (e lievemente spostato a sinistra, s'intravedono 3 o 4 piccole arcate (la grancia dei monaci aka Palazzo Gaudiosi):

1739




mercoledì 1 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (I)

 Grazie ad una chiacchierata con l'amico Savio Di Dato (Mamagrà), ho reperito attraverso un link legato al progetto "CoolCity", un paio di immagini della "Carta degli acquedotti di Napoli".

Tale mappa, risalente al 1734, o al 1739 (sicuramente c'è stato qualche errore di battitura attraverso gli articoli di riferimento) è stata presentata al pubblico nel Refettorio della Certosa di San Martino dopo una restaurazione del 2017.

E' un disegno a china (mm. 1004 x 1310) di grande valore documentario facente parte delle collezioni museali, rimasta praticamente inedita per circa un secolo, relegata nei depositi e in pessimo stato di conservazione. Il restauro. realizzato da Donatella Cecchin e sostenuto dall'Associazione Amici dei Musei di Napoli con il contributo della Fondazione Banco di Napoli, ha consentito la lettura di uno stato di fatto dell’area delle Paludi di Napoli nei primissimi anni del Regno di Carlo di Borbone, con la rappresentazione della Villa di Poggioreale, orti, idrografia e mulini, fino al Ponte della Maddalena sulla linea di costa; rintracciati anche i nominativi dei proprietari dei fondi: enti religiosi, feudatari e comuni cittadini. (Fonte: A. De Dominicis, BIBLIOGRAFIA RAGIONATA INTERATTIVASUL COMPRENSORIO DI BONIFICADELLE PALUDI DI NAPOLI E VOLLA, 2023, che potete scaricare liberamente e leggere, poichè è molto ben fatto).

In questa parte della mappa, o almeno nell'unica immagine (parziale) che sono riuscito a reperire, è possibile localizzare alcuni elementi dell'area arcoriana. Purtroppo, l'area legata a Tavernanova, sebbene ricompresa nel disegno, non compare in maniera distinta (ci sarebbe da fare un salto al Museo di San Martino...):


Per poterci orientare sui luoghi, ho usato una mappa costruita lungo i primi 50 anni dell'800:


Quindi possiamo già partire con l'individuare S.Maria di Costantinopoli e la Taverna del Salice...

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