martedì 14 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (II)

 <continua>


Dunque, 9 luglio 1730: il monastero comincia a mettere in piedi una "fabrica" (oggi diremo un cantiere) per costruire alcune case accanto alla sua taverna sulla Strada Regia, in un'area che l'Università di Casalnuovo rivendica come proprio territorio ("Tenimento"). 

Le parti vanno in causa e ciascuna si adopera per trovare un valido "avvocato" per esportare la causa verso la Regia Camera della Sommarìa di Napoli.

Per il comune di Casalnuovo c'è il Marchese Carlo Del Tufo, mentre il monastero da il mandato al monaco cellerario e procuratore il Rev.do Padre Don Giulio Andrea De Palma (che sarebbe poi stato nominato Abate della famosa "Trinità" di Cava de' Tirreni). 

Ora, la Taverna nova aveva un "chiuso" costituito da un ricovero per animali "accosto alla taverna dalla parte della strada che va a Casale nuovo da dietro la stessa taverna" e chiuso vi era lo stesso territorio del monastero. Per tale motivo, il monastero voleva costruire un muro e dei caseggiati bassi partendo dalla parte delle strada che va a Casalnuovo (la via Arcora di oggi...) e fino ad arrivare al Portone della grancia che "fa spicolo con la suddetta Strada Regia", oggi la via nazionale delle Puglie.

L'obiettivo era quello di "chiudere con detto muro l'istesso chiuso", ovvero il territorio (presupponiamo una striscia) che gli apparteneva. 

L'Università di Casalnuovo però, si era mossa velocemente ed aveva già ottenuto un blocco dei lavori dal Sacro Regio Consiglio il 20 giugno precedente, sotto pena di 500 ducati, arrivando persino a far carcerare temporaneamente i fabbricatori(!). 

Le parti decidono così di abbandonare il contenzioso legale per giungere a una "convenzione" basata su un progetto tecnico (una "Pianta"). L'accordo viene reso vincolante non solo per i presenti, ma anche per i loro successori; D. Carlo del Tufo si impegna a far ratificare l'atto dall'amministrazione di Casalnuovo entro un mese.

<continua>

sabato 11 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (I)

 Mi riferisco a quello che si vede in questa foto del secolo scorso alla quale è stata approntata una modifica sulla base della continuità architettonica con gli ambienti annessi direttamente alla grancia. La modifica chiude in pratica l'accesso a via Zi Carlo (e via Arcora), freccia rossa. Il rettangolo verde racchiude invece, per chi ha memoria, la serie di ambienti dove una volta c'era il negozietto di mobili del sign. Delle Cave, l'indimenticato 'Ngiulille 'o barbiere e l'assicurazioni Pone (e, a seguire, il meccanico). Proprio questa area potrebbe essere stata oggetto di controversia in una causa tra il Com.ne di Casalnuovo e il Monastero di S.Severino & Sossio nel 1730.

 In una foto degli anni '60 possiamo vedere come si presentava l'architettura che si estendeva a partire dalla grancia:



I dettagli di questa storia li ritroviamo nella atto giuridico catalogato al vol.1821 delle "Corporazioni religiose soppresse" nel quale, peraltro, si accenna ad una "Pianta del Progetto" che non è tra le carte visionate.
Dico subito che i monaci, nel contesto di questa disputa presentata dall'Università di Casalnuovo alla Real Camera della Sommarìa, non badarono a spese ed ingaggiarono, per questa questione tavernanovese, D. Giulio Andrea de Palmas, Cellarario e Procuratore del Regio Monastero dei SS. Severino e Sossio, persona all'epoca molto nota:


<continua>




lunedì 6 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (II)

 <...continua>

Dunque, proprio in alto, al centro, della carta del 1739, c'è un quadrivio; lo stesso lo ritroviamo nella carta del 1801-1850 dove possiamo individuare alcuni punti:

1801-1850

1739

In alto a sinistra della carta del 1739, troviamo disegnate alcune strutture (purtroppo ho solo questa immagine al momento): una è certamente la Chiesa di S.Maria di Costantinopoli (tagliata in alto), poi in basso lungo la strada e prima dell'incrocio la Taverna del Salice e poi un'altra struttura che dovrebbe essere il Casamento di Prechia (o Pecchia, come da un'altra mappa reperibile all'Archivio di Stato). Tale "casamento" dovrebbe essere la proprietà del cappellano della Chiesa di S.Maria, don Vincenzo Pecchia il quale, in un suo resoconto risalente al 1836 (e citato in C.Cicala “Casali Novo intus Arcora: excursus storico” – ed. Manna) asserisce che in tale cappella vi fu l’incontro memorabile del 24 febbraio 1265 tra i rappresentanti del popolo della città di Napoli e Carlo I D’Angiò per offrire a quest’ultimo le chiavi della Città.

Purtroppo, come già riportato, la carta del 1739 - perlomeno nell'immagine che ho, ma potrebbe essere quella di un restauro parziale - non è in buone condizioni. Quindi, con beneficio di inventario andiamo a localizzare altri due punti dei luoghi Arcoriani.

Casa dell'Acqua della Volla - 1739


Casa dell'Acqua della Volla, 1801-1850

Qui la localizzazione si è basata sul rapporto ipotetico tra le due mappa (2:1) e tra i segmenti che si rifanno ai corsi d'acqua.
Per quanto riguarda l'area tavernanovese (e credo anche casalnuovese), l'area sottostante dovrebbe comprenderle praticamente entrambe. Per Tavernanova, inoltre, quasi al centro della figura (e lievemente spostato a sinistra, s'intravedono 3 o 4 piccole arcate (la grancia dei monaci aka Palazzo Gaudiosi):

1739




mercoledì 1 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (I)

 Grazie ad una chiacchierata con l'amico Savio Di Dato (Mamagrà), ho reperito attraverso un link legato al progetto "CoolCity", un paio di immagini della "Carta degli acquedotti di Napoli".

Tale mappa, risalente al 1734, o al 1739 (sicuramente c'è stato qualche errore di battitura attraverso gli articoli di riferimento) è stata presentata al pubblico nel Refettorio della Certosa di San Martino dopo una restaurazione del 2017.

E' un disegno a china (mm. 1004 x 1310) di grande valore documentario facente parte delle collezioni museali, rimasta praticamente inedita per circa un secolo, relegata nei depositi e in pessimo stato di conservazione. Il restauro. realizzato da Donatella Cecchin e sostenuto dall'Associazione Amici dei Musei di Napoli con il contributo della Fondazione Banco di Napoli, ha consentito la lettura di uno stato di fatto dell’area delle Paludi di Napoli nei primissimi anni del Regno di Carlo di Borbone, con la rappresentazione della Villa di Poggioreale, orti, idrografia e mulini, fino al Ponte della Maddalena sulla linea di costa; rintracciati anche i nominativi dei proprietari dei fondi: enti religiosi, feudatari e comuni cittadini. (Fonte: A. De Dominicis, BIBLIOGRAFIA RAGIONATA INTERATTIVASUL COMPRENSORIO DI BONIFICADELLE PALUDI DI NAPOLI E VOLLA, 2023, che potete scaricare liberamente e leggere, poichè è molto ben fatto).

In questa parte della mappa, o almeno nell'unica immagine (parziale) che sono riuscito a reperire, è possibile localizzare alcuni elementi dell'area arcoriana. Purtroppo, l'area legata a Tavernanova, sebbene ricompresa nel disegno, non compare in maniera distinta (ci sarebbe da fare un salto al Museo di San Martino...):


Per poterci orientare sui luoghi, ho usato una mappa costruita lungo i primi 50 anni dell'800:


Quindi possiamo già partire con l'individuare S.Maria di Costantinopoli e la Taverna del Salice...

<continua>

martedì 24 marzo 2026

via Casamanna: altre tracce di antichità?

La foto è stata scattata qualche giorno fa in via Casamanna.

Sono evidenziate le sequenze di materiale di costruzione (conci) che costituiscono una arcata la cui morfologia denota una fase costruttiva distinta e cronologicamente anteriore rispetto alla struttura che gli è stata appoggiata sopra.

Dall'osservazione diretta emerge una chiara stratigrafia verticale: la muratura di fase successiva sembra inglobare l'estradosso dell'arco, suggerendo che quest'ultimo sia stato utilizzato come fondazione o come elemento di supporto per una nuova cortina muraria meno raffinata.

Le ipotesi che si possono fare su questa struttura, che certamente potrebbe essere relativa ad una cupola (una volta a crociera?), possono essere accompagnate dai seguenti due aspetti:

  1. Innalzamento del piano di calpestio: La quota attuale del suolo, che interseca l'arco ben al di sotto della sua linea di imposta, testimonia un significativo innalzamento del piano di calpestio, in una zona dove l'accumulo antropico e i detriti di probabili crolli precedenti hanno progressivamente interrato le strutture antiche.
  2. Cavità ipogee e natura dell'arco: Sebbene la morfologia richiami un passaggio aperto, non si esclude la possibilità che l'elemento rappresenti un arco di scarico integrato nella cortina muraria originaria per deviare i carichi verso i piloni laterali. Tuttavia, la regolarità dell'intradosso depone a favore dell'ipotesi di un ambiente voltato o di un varco monumentale ora sepolto, suggerendo l'esistenza di vani o ambienti ipogei ancora integri al di sotto del livello stradale attuale.
Una mappa del 1878, ci da una idea di come erano dislocate le varie unità abitative nella zona casamannese (peraltro indicata doppiamente come "tavernanova"):

Planimetria delle bonificazioni delle Paludi di Volla (1878)

Questa arcata che abbiamo individuato è praticamente allineata con la centuriazione romana "Ager Campanus I" come illustrato nel seguente post e, cosa più importante è parallela alla arcata particolare che troviamo a Casamanna:

fonte: Google Earth Pro

Usando di nuovo Google Earth Pro, possiamo aggiungere un ulteriore dettaglio (evidenziato):


una nuova traccia di arcata che potenzialmente identifica una struttura complessiva un poco più elaborata.
L'insieme, in asse, delle due strutture evidenziate nelle due foto, farebbe pensare ad una navata laterale e ad un arco a sesto acuto rispettivamente che rimanderebbero vagamente ad una struttura di epoca romanica (XI secolo)....chissà.

Ad ogni modo, siamo di fronte certamente al riutilizzo di materiale che, al di là delle strutture sovrapposte nei secoli, è assimilabile ad una traccia di struttura del tipo:


Per l'altezza, in via Casamanna siamo intorno ai 2,5 metri tra i 2 punti evidenziati.
Questa tipologia di arco potenzialmente si può rispecchiare in una immagine di una struttura di chiesa romanica nel post su S.Martino di Casamanna:

Mi riferisco alle arcate A e B su entrambi i lati (archi binati), ai quali la nostra ipotesi potrebbe ricondurci.


 

Canale Youtube - La playlist...

Post +popolari nell'ultimo mese...