venerdì 1 maggio 2026

Il culto dell'Addolorata a Tavernanova: ipotesi 1799...

 Nel 2013 mi ero imbattuto in un documento che evidenziava come il culto dell'Addolorata, già nel 1856, era considerato una tradizione consolidata nel nostro villaggio.

Tradizione che si è poi innestata agli inizi del XX° secolo con la dedicazione della Chiesa Parrochiale.

In un post del 2024 poi, ho presentato una cartolina risalente al 1930 circa con un dettaglio molto importante: l'abito della Vergine fotografato in cartolina era un dono della Contessa Grimaldi.

Volendo investigare sulla contessa, ne vien fuori che:

Fra la famiglia Torre (quella della Massaria che si raggiunge da via Zi Carlo) e la famiglia Grimaldi (o Crimaldi) vi era un vincolo di parentela[1].

La famiglia Grimaldi possedeva una Cappella gentilizia nella chiesa di S.Brigida a Napoli. In questa cappella fu fatta installare una statua della Madonna Addolorata il 17 agosto 1799, per ringraziamento avendo la Madonna dell’Addolorata protetta la famiglia dai tumulti succedutisi alla caduta della Repubblica Napoletana.

Ciò potrebbe mitigare la prima ipotesi che il culto della Vergine venne introdotto da San Gaetano Errico di Secondigliano bensì si può pensare che da questi fu "irrobustito".

Il fatto che vi sia una firma sull'abito della statua della Addolorata, ci porta a fare alcune considerazioni ulteriori: se partiamo dal presupposto che la statua era quella già censita nella Cappella di S.Maria ad Nives, dovremmo chiederci se essa fu donata proprio nel 1799 e quindi già con l’abito donato dalla contessa o se la statua fosse in qualche modo più recente di qualche decennio (primi dell'800).
Altra ipotesi è che l’abito possa essere stato donato nel periodo storico di don Viscardi proprio in occasione della costruenda Chiesa dell’Addolorata, e che abbia sostituito quello originale più vecchio: in tal caso, la Contessa Grimaldi in questione potrebbe essere Emma o Amalia (cfr. http://www.genmarenostrum.com/).

[1] Isabella del Pezzo (1741 - 1822), figlia di Camillo (1700 - 1758), 4° marchese di Civitaretenga e di Luisa Pisani  († Napoli, 1787), sposò a Napoli nel 1760 Giuseppe Grimaldi, figlio di Francesco, barone di Galdo Maggiore, discendente degli antichi baroni Messimeri (fonte: nobili-napoletani.it)

domenica 19 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (III)

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In questo documento, il Monastero spiega come, in accordo con gli "Esperti", verrà creato il muro con un portone per garantire l'accesso a chiunque verso la via che porta a Casalnuovo (di larghezza 32 palmi).

Tale muro sarebbe stato di una lunghezza pari a 38 palmi a partire dal costone(?) dello spigolo del portone del Monastero e fino al limite del territorio del Monastero del SS. Sacramento di Napoli "che sta situato dall'altra parte, ovvero a man sinistra quando si entra in detta strada, che va a Casalenuovo, vi sia la distanza di palmi 32". 32 palmi equivalgono a circa 8,5m; 38 palmi equivalgono a circa 10 metri.

Molto interessante è poi la menzione di un fossato alla sinistra della strada che porta a Casalnuovo, in un terreno appartenente ad un nuovo "attore" mai citato: la Congregazione del SS.Sacramento della B.V. della Misericordia di Napoli.

Per concludere, sarebbe interessante verificare se la famosa "Pianta", indicata in questo documento, potesse essere visionabile in qualche modo: l'ipotesi che la "chiusura" che il Monastero fece ( e che copriva all'incirca 45 m. dallo spigolo della grancia lungo la via Regia delle Puglie fino ad arrivare al "fossato" che lambiva la Strada per Casalnuovo) fu realizzata inizialmente con un "basso" e poi, nel secolo successivo, parzialmente modificata, acquisirebbe così un sigillo di certezza.

Qui, una nuova mappa del 1790 su gentile concessione della Biblioteca Nazionale di Napoli (particolare area tavernanovese):


Nota: a Napoli 1 palmo = 26,45 cm.


martedì 14 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (II)

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Dunque, 9 luglio 1730: il monastero comincia a mettere in piedi una "fabrica" (oggi diremo un cantiere) per costruire alcune case accanto alla sua taverna sulla Strada Regia, in un'area che l'Università di Casalnuovo rivendica come proprio territorio ("Tenimento"). 

Le parti vanno in causa e ciascuna si adopera per trovare un valido "avvocato" per esportare la causa verso la Regia Camera della Sommarìa di Napoli.

Per il comune di Casalnuovo c'è il Marchese Carlo Del Tufo, mentre il monastero da il mandato al monaco cellerario e procuratore il Rev.do Padre Don Giulio Andrea De Palma (che sarebbe poi stato nominato Abate della famosa "Trinità" di Cava de' Tirreni). 

Ora, la Taverna nova aveva un "chiuso" costituito da un ricovero per animali "accosto alla taverna dalla parte della strada che va a Casale nuovo da dietro la stessa taverna" e chiuso vi era lo stesso territorio del monastero. Per tale motivo, il monastero voleva costruire un muro e dei caseggiati bassi partendo dalla parte delle strada che va a Casalnuovo (la via Arcora di oggi...) e fino ad arrivare al Portone della grancia che "fa spicolo con la suddetta Strada Regia", oggi la via nazionale delle Puglie.

L'obiettivo era quello di "chiudere con detto muro l'istesso chiuso", ovvero il territorio (presupponiamo una striscia) che gli apparteneva. 

L'Università di Casalnuovo però, si era mossa velocemente ed aveva già ottenuto un blocco dei lavori dal Sacro Regio Consiglio il 20 giugno precedente, sotto pena di 500 ducati, arrivando persino a far carcerare temporaneamente i fabbricatori(!). 

Le parti decidono così di abbandonare il contenzioso legale per giungere a una "convenzione" basata su un progetto tecnico (una "Pianta"). L'accordo viene reso vincolante non solo per i presenti, ma anche per i loro successori; D. Carlo del Tufo si impegna a far ratificare l'atto dall'amministrazione di Casalnuovo entro un mese.

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sabato 11 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (I)

 Mi riferisco a quello che si vede in questa foto del secolo scorso alla quale è stata approntata una modifica sulla base della continuità architettonica con gli ambienti annessi direttamente alla grancia. La modifica chiude in pratica l'accesso a via Zi Carlo (e via Arcora), freccia rossa. Il rettangolo verde racchiude invece, per chi ha memoria, la serie di ambienti dove una volta c'era il negozietto di mobili del sign. Delle Cave, l'indimenticato 'Ngiulille 'o barbiere e l'assicurazioni Pone (e, a seguire, il meccanico). Proprio questa area potrebbe essere stata oggetto di controversia in una causa tra il Com.ne di Casalnuovo e il Monastero di S.Severino & Sossio nel 1730.

 In una foto degli anni '60 possiamo vedere come si presentava l'architettura che si estendeva a partire dalla grancia:



I dettagli di questa storia li ritroviamo nella atto giuridico catalogato al vol.1821 delle "Corporazioni religiose soppresse" nel quale, peraltro, si accenna ad una "Pianta del Progetto" che non è tra le carte visionate.
Dico subito che i monaci, nel contesto di questa disputa presentata dall'Università di Casalnuovo alla Real Camera della Sommarìa, non badarono a spese ed ingaggiarono, per questa questione tavernanovese, D. Giulio Andrea de Palmas, Cellarario e Procuratore del Regio Monastero dei SS. Severino e Sossio, persona all'epoca molto nota:


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