domenica 31 maggio 2026

Donna Cornelia Gattola Montella e il Monastero di S.Ligorio (II): le Massarie affittate a Carmine Manna

 L'altra Massaria che il Monastero acquista "sub asta" dal patrimonio del Conte di Montella era denominata Scampia ed era sita "alla Volla attaccata alla Casa delli Accqua". 

Nel prezzo complessivo, di ducati 1381, vi erano anche 200 ducati per la dote della Sign.ra D. Vittoria de Cardines, Monaca Professa, dovuti dal detto Conte.

Le misure del territorio furono fatte dal Tavolario Giovan Battista Manna nel 1695.

La proprietà confinava con due vie pubbliche, con la Casa dell'Acqua, con i beni del Monastero di S.Maria delle Grazie di Napoli al quale l'affituario Carmine Manna paga d'Estaglio ( a forfait...):

  • 25 ducati in denaro
  • 5 botti di vino

L'affitto di questa Massaria, di 12 moggia 1 quarta 5 mone e 4 quinte, passerà ad Evangelista Manna (suo figlio di terza generazione).

Nota:

1 Moggio (Moia) = 10 Quarte
1 Quarta = 9 None
1 Nona = 5 Quinte [1]


martedì 26 maggio 2026

Donna Cornelia Gattola Montella e il Monastero di S.Ligorio (I): le Massarie affittate a Carmine Manna

 Due interessanti pergamene risalenti al 1695 ci parlano di due Massarie nell'area tavernanovese, entrambe affittate a Carmine Manna.

La prima Massaria "Arborata e vitata e casa consistente in uno Caselino, tre bassi stalla grande e piccola, Cellaro con due tenacci Lavatorio e Pozzo, sito in pertinenze di Casalnuovo dove si dice la Volla, incontro la Tavernanova, di moija 30...",  viene così assegnata al Monastero di S.Gregorio Armeno (o S. Ligorio) "per le quali deve conseguire dal detto Conte per le doti, et altro, della Sig.ra D. Cornelia Gattola Monaca Professa in esso figlia di d.o  Sign. Conte".

Il conte è D. Luigi (Luise) Gattola, Conte di Montella, che all'epoca probabilmente non navigava in buone acque, visto che dovette vendere altri 12 moggi "ad istanza de Creditori".

Ad ogni modo, il Monastero di S.Ligorio prese il possesso della Massaria al primo giugno del 1654 per mano del notaio Antonio Donnarumma.

I confini del territorio di tale Massaria, affittata nel 1695 a Carmine Manna, erano i seguenti:

  • Monastero del Gesù di monache del Monastero di S.Ligorio
  • Monastero della Croce di Lucca
  • Monastero della Maddalena
  • con la via pubblica
Possiamo affermare che con buona probabilità, in attesa di individuare su qualche mappa questa Massaria, che, vista la compresenza del M.ro della S.Croce di Lucca e di quello della Maddalena, il territorio della Masseria si trovasse nell'area della Casa dell'Acqua, in area sud, sud-est.

<continua>


domenica 24 maggio 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (mappa finale)

...e dunque...sintentizzando: nel mese di Luglio del 1730, il Notaio Jacopo Parisi certifica la riappacificazione tra l'Università di Casalnuovo (rappresentata dal Marchese don Carlo del Tufo) e il Monastero napoletano dei SS. Severini & Sossio (rappresentato dal Rev.do Padre Don Giulio Andrea De Palma) in merito all'opportunità - da parte del Monastero - della costruzione di alcuni "bassi" lungo la via Regia delle Puglie a partire dal termine della grancia stessa (in direzione di Napoli) e sempre in un territorio di pertinenza del Monastero.

Le parti, dopo varie schermaglie a suon di multe e carcerazioni di operai, si mettono d'accordo e stilano una mappa su come sarebbero stati sviluppati i lavori. Questa mappa, da me reperita presso l'Archivio di Stato di Napoli, rappresenta, dopo quella del 1695, un importante punto di riferimento per la zona, in quanto:

1. Conferma che la strada pubblica per raggiungere Casalnuovo era quella che oggi è via Zi Carlo.

2. Conferma che la strada "via Arcora" conduceva essenzialmente ad Afragola.

3. Identifica un nuovo "soggetto" storico che aveva possedimenti nella nostra area, ovvero il Monastero del SS. Sacramento di Napoli.

Nella figura, le misure sono espresse in palmi napoletani (1 palmo = 26,45 cm) e assommano ad 80, ovvero 21,16 m.
Usando Google Earth possiamo calcolare questa distanza:

Google Earth Pro - 21,15 m.

Ritornando indietro alla Tavernanova del 1929 (le foto aeree più vecchie al momento conosciute...):

Progetto Cirice - Tavernanova 1929, particolare

Tenendo presente le ombre che ricadono sulla via delle Puglie, ad occhio e + lo spazio che penetra verso la biforcazione via Arcora-via Zi Carlo è paragonabile alla misura vista nella foto di Google Earth.
Del basso non c'è traccia e ciò potrebbe essere dovuto a due fattori:

  1. Distrutto per mantenere la viabilità durante il decennio francese.
  2. Il "basso", alla fine, si sarebbe costruito un poco più all'interno del perimetro stradale delle via delle Puglie e potrebbe essere in parte identificato da quella costruzione che vediamo immediatamente dietro, sul versante destro, della Trattoria Barone.
Se vi va, postate le Vs. ipotesi.

Buona domenica!



lunedì 18 maggio 2026

Tavernanova e le suddivisioni del territorio agli inizi del '900 (II)

 Per quanto riguarda le zone di territorio di pertinenza dei comuni di S. Sebastiano-Volla, Afragola e Ponticelli, le sezioni particolari più interessanti da vedere per ora non sembrano disponibili. Al loro posto i Quadri di unione:

Quadro d'unione Volla-S. Sebastiano

Quadro d'unione Ponticelli

Quadro d'unione comune di Afragola

In queste foto-riproduzioni non è difficile trovare le zone nei pressi del nostro villaggio.


sabato 16 maggio 2026

Tavernanova e le suddivisioni del territorio agli inizi del '900 (I)

Una delle prime cartografie in cui il territorio tavernanovese viene in qualche modo suddiviso tra i vari Comuni della zona, risale alla prima metà del XIX secolo.

Particolare di una cartografia dell'Istituto Gegrafico Militare (1801-1850)

Abbiamo dunque che le poche case e le masserie della zona, compresa la vecchia grancia dei Monaci di S,Severino & Sossio di Napoli all'interno della quale si svolgevano attività di taverna, erano localizzate nei territori dei pertinenza di Casalnuovo, Pomigliano d'Arco, Ponticelli, San Sebastiano ed Afragola.

Tant'è che in un riordino catastale agli inizi del '900 (1894 - 1905) raccolto nell'ambito del progetto Cirice, questa configurazione viene ancora evidenziata:

Cartografia catastale Pomigliano d'Arco (particolare)

In particolare, questa cartografia è relativa al territorio del Comune di Pomigliano, al quale Tavernanova faceva riferimento quale pertinenza. In alto c'è il confine con il territorio di Casalnuovo, a sinistra quello di Afragola; a sud il territorio confinava con il Comune di Casalnuovo.

Cominciamo allora proprio da quest'ultimo: il Comune di Casalnuovo.

Cartografia Catastale Casalnuovo: particolare

In questa cartografia abbiamo due interessanti elementi:
  • La Masseria dei Marchesi della Torre
  • La via Monte Zi Carlo (che sulla mappa di Pomigliano viene indicato come "si Carlo": vi rimando al post del 2024 a proposito...)
Altra cartografia interessante è la seguente:

Cartografia Catastale Casalnuovo: particolare

Qui troviamo tutta la parte di via Filichito, il Borgo di Casamanna, la Casa dell'acqua della Bolla, le due Masserie di fronte a Palazzo Gaudiosi.
Notate che ci sono pochissime costruzioni lungo la via delle Puglie a partire dall'ingresso di via Filichito e fino a quello di via Casamanna...

Concludiamo questa prima parte dirigendoci più a sud, dove incontriamo Casarea:

Cartografia Catastale Casalnuovo: particolare

venerdì 1 maggio 2026

Il culto dell'Addolorata a Tavernanova: ipotesi 1799...

 Nel 2013 mi ero imbattuto in un documento che evidenziava come il culto dell'Addolorata, già nel 1856, era considerato una tradizione consolidata nel nostro villaggio.

Tradizione che si è poi innestata agli inizi del XX° secolo con la dedicazione della Chiesa Parrochiale.

In un post del 2024 poi, ho presentato una cartolina risalente al 1930 circa con un dettaglio molto importante: l'abito della Vergine fotografato in cartolina era un dono della Contessa Grimaldi.

Volendo investigare sulla contessa, ne vien fuori che:

Fra la famiglia Torre (quella della Massaria che si raggiunge da via Zi Carlo) e la famiglia Grimaldi (o Crimaldi) vi era un vincolo di parentela[1].

La famiglia Grimaldi possedeva una Cappella gentilizia nella chiesa di S.Brigida a Napoli. In questa cappella fu fatta installare una statua della Madonna Addolorata il 17 agosto 1799, per ringraziamento avendo la Madonna dell’Addolorata protetta la famiglia dai tumulti succedutisi alla caduta della Repubblica Napoletana.

Ciò potrebbe mitigare la prima ipotesi che il culto della Vergine venne introdotto da San Gaetano Errico di Secondigliano bensì si può pensare che da questi fu "irrobustito".

Il fatto che vi sia una firma sull'abito della statua della Addolorata, ci porta a fare alcune considerazioni ulteriori: se partiamo dal presupposto che la statua era quella già censita nella Cappella di S.Maria ad Nives, dovremmo chiederci se essa fu donata proprio nel 1799 e quindi già con l’abito donato dalla contessa o se la statua fosse in qualche modo più recente di qualche decennio (primi dell'800).
Altra ipotesi è che l’abito possa essere stato donato nel periodo storico di don Viscardi proprio in occasione della costruenda Chiesa dell’Addolorata, e che abbia sostituito quello originale più vecchio: in tal caso, la Contessa Grimaldi in questione potrebbe essere Emma o Amalia (cfr. http://www.genmarenostrum.com/).

[1] Isabella del Pezzo (1741 - 1822), figlia di Camillo (1700 - 1758), 4° marchese di Civitaretenga e di Luisa Pisani  († Napoli, 1787), sposò a Napoli nel 1760 Giuseppe Grimaldi, figlio di Francesco, barone di Galdo Maggiore, discendente degli antichi baroni Messimeri (fonte: nobili-napoletani.it)

domenica 19 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (III)

 <continua>

In questo documento, il Monastero spiega come, in accordo con gli "Esperti", verrà creato il muro con un portone per garantire l'accesso a chiunque verso la via che porta a Casalnuovo (di larghezza 32 palmi).

Tale muro sarebbe stato di una lunghezza pari a 38 palmi a partire dal costone(?) dello spigolo del portone del Monastero e fino al limite del territorio del Monastero del SS. Sacramento di Napoli "che sta situato dall'altra parte, ovvero a man sinistra quando si entra in detta strada, che va a Casalenuovo, vi sia la distanza di palmi 32". 32 palmi equivalgono a circa 8,5m; 38 palmi equivalgono a circa 10 metri.

Molto interessante è poi la menzione di un fossato alla sinistra della strada che porta a Casalnuovo, in un terreno appartenente ad un nuovo "attore" mai citato: la Congregazione del SS.Sacramento della B.V. della Misericordia di Napoli.

Per concludere, sarebbe interessante verificare se la famosa "Pianta", indicata in questo documento, potesse essere visionabile in qualche modo: l'ipotesi che la "chiusura" che il Monastero fece ( e che copriva all'incirca 45 m. dallo spigolo della grancia lungo la via Regia delle Puglie fino ad arrivare al "fossato" che lambiva la Strada per Casalnuovo) fu realizzata inizialmente con un "basso" e poi, nel secolo successivo, parzialmente modificata, acquisirebbe così un sigillo di certezza.

Qui, una nuova mappa del 1790 su gentile concessione della Biblioteca Nazionale di Napoli (particolare area tavernanovese):


Nota: a Napoli 1 palmo = 26,45 cm.


martedì 14 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (II)

 <continua>


Dunque, 9 luglio 1730: il monastero comincia a mettere in piedi una "fabrica" (oggi diremo un cantiere) per costruire alcune case accanto alla sua taverna sulla Strada Regia, in un'area che l'Università di Casalnuovo rivendica come proprio territorio ("Tenimento"). 

Le parti vanno in causa e ciascuna si adopera per trovare un valido "avvocato" per esportare la causa verso la Regia Camera della Sommarìa di Napoli.

Per il comune di Casalnuovo c'è il Marchese Carlo Del Tufo, mentre il monastero da il mandato al monaco cellerario e procuratore il Rev.do Padre Don Giulio Andrea De Palma (che sarebbe poi stato nominato Abate della famosa "Trinità" di Cava de' Tirreni). 

Ora, la Taverna nova aveva un "chiuso" costituito da un ricovero per animali "accosto alla taverna dalla parte della strada che va a Casale nuovo da dietro la stessa taverna" e chiuso vi era lo stesso territorio del monastero. Per tale motivo, il monastero voleva costruire un muro e dei caseggiati bassi partendo dalla parte delle strada che va a Casalnuovo (la via Arcora di oggi...) e fino ad arrivare al Portone della grancia che "fa spicolo con la suddetta Strada Regia", oggi la via nazionale delle Puglie.

L'obiettivo era quello di "chiudere con detto muro l'istesso chiuso", ovvero il territorio (presupponiamo una striscia) che gli apparteneva. 

L'Università di Casalnuovo però, si era mossa velocemente ed aveva già ottenuto un blocco dei lavori dal Sacro Regio Consiglio il 20 giugno precedente, sotto pena di 500 ducati, arrivando persino a far carcerare temporaneamente i fabbricatori(!). 

Le parti decidono così di abbandonare il contenzioso legale per giungere a una "convenzione" basata su un progetto tecnico (una "Pianta"). L'accordo viene reso vincolante non solo per i presenti, ma anche per i loro successori; D. Carlo del Tufo si impegna a far ratificare l'atto dall'amministrazione di Casalnuovo entro un mese.

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sabato 11 aprile 2026

Risalirebbe al 1730 la costruzione del "basso" a fianco la "taverna nova" (I)

 Mi riferisco a quello che si vede in questa foto del secolo scorso alla quale è stata approntata una modifica sulla base della continuità architettonica con gli ambienti annessi direttamente alla grancia. La modifica chiude in pratica l'accesso a via Zi Carlo (e via Arcora), freccia rossa. Il rettangolo verde racchiude invece, per chi ha memoria, la serie di ambienti dove una volta c'era il negozietto di mobili del sign. Delle Cave, l'indimenticato 'Ngiulille 'o barbiere e l'assicurazioni Pone (e, a seguire, il meccanico). Proprio questa area potrebbe essere stata oggetto di controversia in una causa tra il Com.ne di Casalnuovo e il Monastero di S.Severino & Sossio nel 1730.

 In una foto degli anni '60 possiamo vedere come si presentava l'architettura che si estendeva a partire dalla grancia:



I dettagli di questa storia li ritroviamo nella atto giuridico catalogato al vol.1821 delle "Corporazioni religiose soppresse" nel quale, peraltro, si accenna ad una "Pianta del Progetto" che non è tra le carte visionate.
Dico subito che i monaci, nel contesto di questa disputa presentata dall'Università di Casalnuovo alla Real Camera della Sommarìa, non badarono a spese ed ingaggiarono, per questa questione tavernanovese, D. Giulio Andrea de Palmas, Cellarario e Procuratore del Regio Monastero dei SS. Severino e Sossio, persona all'epoca molto nota:


<continua>




lunedì 6 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (II)

 <...continua>

Dunque, proprio in alto, al centro, della carta del 1739, c'è un quadrivio; lo stesso lo ritroviamo nella carta del 1801-1850 dove possiamo individuare alcuni punti:

1801-1850

1739

In alto a sinistra della carta del 1739, troviamo disegnate alcune strutture (purtroppo ho solo questa immagine al momento): una è certamente la Chiesa di S.Maria di Costantinopoli (tagliata in alto), poi in basso lungo la strada e prima dell'incrocio la Taverna del Salice e poi un'altra struttura che dovrebbe essere il Casamento di Prechia (o Pecchia, come da un'altra mappa reperibile all'Archivio di Stato). Tale "casamento" dovrebbe essere la proprietà del cappellano della Chiesa di S.Maria, don Vincenzo Pecchia il quale, in un suo resoconto risalente al 1836 (e citato in C.Cicala “Casali Novo intus Arcora: excursus storico” – ed. Manna) asserisce che in tale cappella vi fu l’incontro memorabile del 24 febbraio 1265 tra i rappresentanti del popolo della città di Napoli e Carlo I D’Angiò per offrire a quest’ultimo le chiavi della Città.

Purtroppo, come già riportato, la carta del 1739 - perlomeno nell'immagine che ho, ma potrebbe essere quella di un restauro parziale - non è in buone condizioni. Quindi, con beneficio di inventario andiamo a localizzare altri due punti dei luoghi Arcoriani.

Casa dell'Acqua della Volla - 1739


Casa dell'Acqua della Volla, 1801-1850

Qui la localizzazione si è basata sul rapporto ipotetico tra le due mappa (2:1) e tra i segmenti che si rifanno ai corsi d'acqua.
Per quanto riguarda l'area tavernanovese (e credo anche casalnuovese), l'area sottostante dovrebbe comprenderle praticamente entrambe. Per Tavernanova, inoltre, quasi al centro della figura (e lievemente spostato a sinistra, s'intravedono 3 o 4 piccole arcate (la grancia dei monaci aka Palazzo Gaudiosi):

1739




mercoledì 1 aprile 2026

Il restauro della "Carta degli acquedotti di Napoli" e i luoghi arcoriani (I)

 Grazie ad una chiacchierata con l'amico Savio Di Dato (Mamagrà), ho reperito attraverso un link legato al progetto "CoolCity", un paio di immagini della "Carta degli acquedotti di Napoli".

Tale mappa, risalente al 1734, o al 1739 (sicuramente c'è stato qualche errore di battitura attraverso gli articoli di riferimento) è stata presentata al pubblico nel Refettorio della Certosa di San Martino dopo una restaurazione del 2017.

E' un disegno a china (mm. 1004 x 1310) di grande valore documentario facente parte delle collezioni museali, rimasta praticamente inedita per circa un secolo, relegata nei depositi e in pessimo stato di conservazione. Il restauro. realizzato da Donatella Cecchin e sostenuto dall'Associazione Amici dei Musei di Napoli con il contributo della Fondazione Banco di Napoli, ha consentito la lettura di uno stato di fatto dell’area delle Paludi di Napoli nei primissimi anni del Regno di Carlo di Borbone, con la rappresentazione della Villa di Poggioreale, orti, idrografia e mulini, fino al Ponte della Maddalena sulla linea di costa; rintracciati anche i nominativi dei proprietari dei fondi: enti religiosi, feudatari e comuni cittadini. (Fonte: A. De Dominicis, BIBLIOGRAFIA RAGIONATA INTERATTIVASUL COMPRENSORIO DI BONIFICADELLE PALUDI DI NAPOLI E VOLLA, 2023, che potete scaricare liberamente e leggere, poichè è molto ben fatto).

In questa parte della mappa, o almeno nell'unica immagine (parziale) che sono riuscito a reperire, è possibile localizzare alcuni elementi dell'area arcoriana. Purtroppo, l'area legata a Tavernanova, sebbene ricompresa nel disegno, non compare in maniera distinta (ci sarebbe da fare un salto al Museo di San Martino...):


Per poterci orientare sui luoghi, ho usato una mappa costruita lungo i primi 50 anni dell'800:


Quindi possiamo già partire con l'individuare S.Maria di Costantinopoli e la Taverna del Salice...

<continua>

martedì 24 marzo 2026

via Casamanna: altre tracce di antichità?

La foto è stata scattata qualche giorno fa in via Casamanna.

Sono evidenziate le sequenze di materiale di costruzione (conci) che costituiscono una arcata la cui morfologia denota una fase costruttiva distinta e cronologicamente anteriore rispetto alla struttura che gli è stata appoggiata sopra.

Dall'osservazione diretta emerge una chiara stratigrafia verticale: la muratura di fase successiva sembra inglobare l'estradosso dell'arco, suggerendo che quest'ultimo sia stato utilizzato come fondazione o come elemento di supporto per una nuova cortina muraria meno raffinata.

Le ipotesi che si possono fare su questa struttura, che certamente potrebbe essere relativa ad una cupola (una volta a crociera?), possono essere accompagnate dai seguenti due aspetti:

  1. Innalzamento del piano di calpestio: La quota attuale del suolo, che interseca l'arco ben al di sotto della sua linea di imposta, testimonia un significativo innalzamento del piano di calpestio, in una zona dove l'accumulo antropico e i detriti di probabili crolli precedenti hanno progressivamente interrato le strutture antiche.
  2. Cavità ipogee e natura dell'arco: Sebbene la morfologia richiami un passaggio aperto, non si esclude la possibilità che l'elemento rappresenti un arco di scarico integrato nella cortina muraria originaria per deviare i carichi verso i piloni laterali. Tuttavia, la regolarità dell'intradosso depone a favore dell'ipotesi di un ambiente voltato o di un varco monumentale ora sepolto, suggerendo l'esistenza di vani o ambienti ipogei ancora integri al di sotto del livello stradale attuale.
Una mappa del 1878, ci da una idea di come erano dislocate le varie unità abitative nella zona casamannese (peraltro indicata doppiamente come "tavernanova"):

Planimetria delle bonificazioni delle Paludi di Volla (1878)

Questa arcata che abbiamo individuato è praticamente allineata con la centuriazione romana "Ager Campanus I" come illustrato nel seguente post e, cosa più importante è parallela alla arcata particolare che troviamo a Casamanna:

fonte: Google Earth Pro

Usando di nuovo Google Earth Pro, possiamo aggiungere un ulteriore dettaglio (evidenziato):


una nuova traccia di arcata che potenzialmente identifica una struttura complessiva un poco più elaborata.
L'insieme, in asse, delle due strutture evidenziate nelle due foto, farebbe pensare ad una navata laterale e ad un arco a sesto acuto rispettivamente che rimanderebbero vagamente ad una struttura di epoca romanica (XI secolo)....chissà.

Ad ogni modo, siamo di fronte certamente al riutilizzo di materiale che, al di là delle strutture sovrapposte nei secoli, è assimilabile ad una traccia di struttura del tipo:


Per l'altezza, in via Casamanna siamo intorno ai 2,5 metri tra i 2 punti evidenziati.
Questa tipologia di arco potenzialmente si può rispecchiare in una immagine di una struttura di chiesa romanica nel post su S.Martino di Casamanna:

Mi riferisco alle arcate A e B su entrambi i lati (archi binati), ai quali la nostra ipotesi potrebbe ricondurci.


 

domenica 8 febbraio 2026

Tracce della centuriazione romana "Ager Campanus I" nella zona casamannese (ipotesi)

Di questa centuriazione, praticamente inesistente nelle nostre aree, resisterebbe una flebile traccia nei pressi di via Casamanna.

Le origini di questa centuriazione risalirebbero intorno al 131 a. C. in attuazione della Lex agraria Sempronia del 133 a. C., con Tiberio Gracco tribuno della plebe e Tiberio Gracco, Caio Gracco e Appio Claudio.

Il modulo, vale a dire la lunghezza del lato di ogni quadrato, è di 705 metri o, secondo la misurazione romana, di 20 actus . L'orientamento dei cardini è quasi perfettamente in direzione nord-sud con una lievissima inclinazione verso est (N-0° 10'E) .

Tale centuriazione era persistente nelle aree da Casilinum (Capua) e Calatia (presso Maddaloni) fino a Marano ed Afragola nella direzione nord-sud e da Caivano a Villa Literno nella direzione est-ovest. [cfr. G. Libertini – “Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae”, Ist. Studi Atellani, 1999].

Sto parlando di questa particolare zona di via Casamanna che si differenzia per l’orientamento dei confini delle sue strutture rispetto alle aree adiacenti:


Lo spunto viene dall'articolo, pubblicato nel 2016, del prof. Giacinto Libertini, “Metodologia per la ricostruzione virtuale della topografia di un territorio in epoca romana”.

Le misurazioni, ottenute attraverso l’uso del software Google Earth® Pro, evidenziano un’area rettangolare di circa 50x75m che potrebbe essere agilmente mappata all’interno della centuriazione[1]; in particolare, la direzione dell’area è di circa 2° a Nord-Est, in perfetto accordo con il cosiddetto “cardo” romano, manifestando così uno degli aspetti tipici degli accampamenti romani (ovvero l’orientamento secco verso nord)

Centuriazioni: Nola III (reticolo giallo); Neapolis (reticolo verde); area Casamanna delimitata in verde

Nell'immagine, i reticolati delle centuriazioni (tratte dallo studio di: G. Libertini, B. Miccio, N. Leone, G. De Feo - "L’acquedotto augusteo del Serino nel contesto del sistema stradale e dell’urbanizzazione del territorio servito nell’Italia Meridionale", 2014):
  • Nola III: 69-79 d. C.
  • Neapolis: 75-81 d.C., 132-133 d.C.

Sorgono ovviamente alcuni interrogativi: perché di tutta l’area della centuriazione Ager Campanus I, solo questa piccola frazione ne rimane come traccia? possibile che nei secoli si sia cercato di non alterare i confini di quest’area? e a che pro?

Siamo, ovviamente, nel campo delle supposizioni: l’ipotesi che l’area di nostro interesse era un’area di una certa importanza religiosa (un’area sepolcrale, un tempio), quantomeno nell’ultimo secolo avanti Cristo, risulta preponderante rispetto a quella di un accampamento romano, struttura di natura temporanea, sebbene quest’ultimo potrebbe essersi trasformato in un’area stanziale in muratura che poi, una volta abbandonata, abbia favorito i successivi insediamenti.

Ricordiamo però che il 79 è stato l’anno dell'eruzione che cancellò Pompei e le zone limitrofe, modificando profondamente anche il territorio arcoriano; una ipotesi che potrebbe allora sussistere è che in quest’area di via Casamanna gli assegnamenti post-eruzione - per primo quello della centuriazione Nola III e successivamente quello di Neapolis – abbiano in qualche modo “salvaguardato” la frazione della più antica centuriazione appunto a causa della sua importanza religiosa.

Testimonianze

Una prima testimonianza riguarda la presenza di un ambiente a cupola che fu ritrovato negli anni '60 durante lo scavo, al di sotto di un "vano” costruito nel cortile (quello che ha un arco all’ingresso) all’interno del perimetro che abbiamo qui considerato.

Una seconda testimonianza (ma ne ricordo altre) ci parla della presenza di tombe di epoca romane ritrovate nel secolo scorso, se non addirittura di ulteriori reperti di epoca etrusca (come testimoniato da un architetto professionista che abita nei pressi di quest’area di via Casamanna).

[1] per completare un’area quadrata da 705m di lato sono necessari  circa 14x9 rettangoli come quello qui misurato.


domenica 25 gennaio 2026

Massaria della Pretiosa: 1405 pioppi e 4309 viti piantate e di queste...

 


...35 nei pressi della Taverna nuova. E' questo il conteggio fatto dal mese di novembre dell’anno 1735 e per tutto il mese di marzo dell’ 1740, da parte dei fratelli Romano (Domenico e Giovanni) di S.Anastasia per conto del cellerario del monastero di S.Severino e Sossio di Napoli, tale don Lodovico Bonito.

(ASNa, Corporazioni religiose soppresse, vol.1896)



Volendo aggiungere una nota sulle rendite ritroviamo, nel documento "ASN, corporazioni religiose soppresse, vol.196), fra’ Lamberto Capanna a S. Anastasio che incassa, per conto del monastero, 80 ducati per aver venduto 4 carri di Lagrima (Lacryma Christi) nell' agosto del 1691 (e pagati nel gennaio del 1692).

[Nota: grazie a Savio Di Dato di Mamagrà, S.Anastasia]

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