...a partire dalla cartografia dei Gerolamini, lievemente modificata in post-produzione.
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domenica 28 giugno 2026
domenica 21 giugno 2026
Nella Pianta dei Molini della Palude di Napoli, una interessantissima "vista" di sorgenti (e di molini, ovvio)...
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| Archivio dei Gerolamini, pianta dei molini della Palude di Napoli (part.) |
Una interessantissima cartografia è rappresentata dalla “Pianta a braccio di tutti li Molini, che sono nelle Paludi di questa città di Napoli, dalla Bolla per infino al Mare detti della Corsia[1], come anche di tutti gli altri, che sono in dette Paludi [] o con acque di Scaturiggini o con derivate da Formali Reale, che viene dalla Bolla, o pure dall’acque dette di Carmignano [] particolarmente n.to si osserva”. La data è Napoli, 26 luglio 1728.
- La Casa dell’Acqua detta la Volla[2]. viene dalla Preziosa con le sue diramazioni “acqua che va alle fontane” e “acqua che va alli Molini”.
- “Il Salice”, con l’omonima taverna e, di fronte, la Chiesa di S.Maria di Costantinopoli.
- dettagli sull’ “Acquedotto di Carmignano”, che viene dalle radici de monta Taurno [Taburno] e porta l’acqua che va alle fontane e va alli molini.
- Sorgive di S. Liguoro – se ne contano quattro – che sono indicate in un’ area particolarmente depressa.
- una Sorgiva degli Incurabili.
- Una “Casa della forma non manda acqua” ma che si collega al flusso delle 5 sorgive per formare un corso d’acqua che passa sotto il “Ponte detto di S.Antuono”.
- Nelle immediate vicinanze della “Corsia” si dipartono ben sei sorgive “nel Territorio di Giuseppe Genovese, ma si congettura siano rotture fatte dall’acqua che viene dalla Volla, mentre si ritrova elevata dal piano del territorio molti palmi, sostenuta da argini di terra.”. Al centro della ramificazione di queste sei sorgive, ne viene indicata una con il 7 definita quale “sorgiva vera”.
- La “Taverna del Pepe”
- Due molini, che possiamo considerare in area arcoriana, che sono:
o
Molino di Giuseppe Genovese
o
Molino di Dentice-Spica
[1] per Corsea, altro nome con cui si indicava il fiume Sebeto.
[2] l’estensione inusuale (rispetto ad oggi) potrebbe riferirsi alla Massaria denominata
"Scampia", di proprietà del Monastero di S.Ligorio e che era
affittata a Carmine Manna nel 1695 (ASN, Monasteri Soppressi, n.3378).
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