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Per concludere, la bibliografia conferma che fin dal XVIII secolo vi fossero, anche in area casalnuovese, insediamenti per la coltivazione della canapa.
Raffrontando la zona - dove è evidente la presenza di un manufatto che somiglia molto ad una antica struttura per lo smistamento delle acque, il castellum acquae - con una cartografia risalente intorno al 1790, si potrebbe affermare che la zona era attraversata dalle condutture dell'Acquedotto del Carmignano, risalente intorno al 1629 (cfr. M. Rasulo: "La risorsa acqua in Campania: strategie di uso tra tradizione e recupero", 2001)
Da qui un primo nodo da sciogliere è se il Castellum, incastonato in un'area appartenente ad una centuriazione che risalirebbe al I secolo dopo Cristo, sia legato ad antiche condutture coeve, poi riutilizzato dal Carmignano ne 1629 ed infine adattato alle esigenze dell'industria canapina della zona.
Abbiamo certo una presenza di quelle che sembrerebbero vasche di macerazione, la cui funzione era quella di sommergere e macerare i fusti di canapa, separando la fibra dal canapulo, e quella dei fasci di canapa bagnati messi ad asciugare (se ne possono contare una ventina).
Un altro nodo da sciogliere è relativa ad una struttura che assomiglia ad una torre (vista dall'alto) che poteva fungere da punto di controllo del flusso idraulico o anche come punto di sorveglianza.
Un'altra ipotesi più suggestiva potrebbe sussistere:
I puntini bianchi come i resti di un colonnato romano, con a fianco i resti di un mausoleo di forma circolare; e le vasche potrebbero essere banalmente delle tombe romane (Sepulcretum, all'interno di un recinto funerario monumentale), oppure delle cellae oleariae o vinariae di pertinenza di una Villa rustica romana oppure degli alloggiamenti destinati ai lavoratori/schiavi di questa tenuta.
Ad ogni modo, il sito rappresenta una fotografia superstite di una civiltà (agricola) perduta.
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